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Sep 22, 2014 ore 14:59:07
Dal libro 'Semplicemente Montella', le parole di Di Francesco su Montella. E quel soprannome...
di redazione violaplanet
DAL LIBRO: SEMPLICEMENTE... MONTELLA Mercoledì sera arriverà il Sassuolo di Eusebio Di Francesco, ex compagno, collega nonché amico di Vincenzo Montella. E allora... proprio in virtù di questa amicizia, e anche del fatto che non sono in pochi a pensare che proprio l'allenatore del Sassuolo potrebbe essere il prossimo tecnico della Fiorentina, non appena l'Aeroplanino lascerà Firenze... ecco una interessante intervista che proponiamo, nella quale il tecnico del Sassuolo parla di quello della Fiorentina. Un'intervista, questa, che Di Francesco ha rilasciato per il libro 'Semplicemente...Montella', di Michela Lanza. Ecco l'estratto del libro: "Eusebio Di Francesco, allenatore del Sassuolo, nonché ex compagno di squadra di Montella nella Roma e amico dai tempi di Empoli: «Vincenzo lo conosco da quando eravamo adolescenti, anche se io ero più grande di lui: tra noi ci corrono cinque anni. Eravamo entrambi ad Empoli e mi ricordo con affetto che, essendo più piccolo di me, lo ‘costringevo’ a portarmi sempre la borsa… a parte gli scherzi, eravamo tutti ragazzi giovani che un po’ risentivano della lontananza da casa e quindi dalla famiglia. Per questo cercavamo di aiutarci l’uno con l’altro. E io, che mi sentivo più responsabile in virtù di un’età diversa, cercavo di indirizzare i più piccoli – quindi anche Montella – in tutto». Dall’adolescenza a Empoli ad un’esperienza entusiasmante insieme a Roma: «Dopo quel periodo trascorso insieme nella cittadina toscana, ci siamo persi di vista, per poi ritrovarci compagni di squadra a Roma. Nella Capitale, entrambi con un’età più matura, abbiamo avuto modo di conoscerci di più e meglio. E poi abbiamo condiviso così tanti ritiri… per tutto il periodo in cui abbiamo militato nella Roma, siamo sempre stati in camera insieme. E ora lo posso dire… durante l’anno dello scudetto, lo avevo iniziato a chiamare ‘Piangerelli’, perché si lamentava continuamente del fatto che giocava poco. E allora lo prendevo in giro ma… per carità: come giocatore è sempre stato fortissimo. Indiscutibile. E ogni volta che entrava, anche a partita in corso, riusciva ad essere determinante. Decisivo. Tant’è vero che vincemmo lo scudetto nel 2001 anche grazie ai suoi gol. La sera della vittoria festeggiammo cenando tutti insieme e andando a fare un po’ di baldoria, sempre nei limiti consentiti. Ma è chiaro: uno scudetto non si vince tutti gli anni. Non eravamo mica la Juventus, noi…». Nonostante le sue ripetute panchine ha sempre mantenuto un atteggiamento professionale. E il rapporto con gli allenatori è sempre stato schietto: «Ciò che si può dire di Vincenzo è che è sempre stato rispettoso nei confronti di tutti. Semmai, se c’era qualcosa che non gli tornava, non l’ha mai mandato a dire». Adesso sono entrambi allenatori. Cresciuti professionalmente e non solo. Sembra ieri che Montella era uno scugnizzo trasferito ad Empoli e oggi, invece…: «Posso dire che io ho assistito alla sua crescita da tanti punti di vista, compreso quello professionale. È sempre stato un ragazzo molto sveglio, Vincenzo, e ora è diventato un signor allenatore, dimostrando di avere una capacità straordinaria di interagire con i suoi giocatori. La qualità migliore che ha è la capacità di lettura psicologica di ogni singolo elemento, che lo porta ad avere una grande conoscenza dei ragazzi che ha davanti. Se dovessi descrivere il Montella allenatore in tre parole, direi che è: psicologo, innovativo,propositivo. Mentre se dovessi descrivere il Montella uomo, direi che è: sincero, buono, rispettoso. La stima che c’è tra noi è reciproca. Se non fosse stato così,non saremmo diventati soci del negozio di Empoli, il ‘Four Sides’. Alla fine dei conti, se lo abbiamo fatto è stato anche per mantenere un contatto tra di noi»."


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