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Nov 19, 2009 ore 18:46:56
inserita da alessandro latini
!Prima di quell’ora il caffè non lo posso prendere, mi dà l’acidità. I dolci per fortuna non mi piacciono. L’unica cosa che mangio la mattina è una fetta di mela. Dopo però mi ri­faccio". I suoi punti deboli sono la pasta e il salame, e qui al bar "a una cert’ora c’è sem­pre qualcuno che porta un po’ di salame da affettare". Dopo il primo caffè della giornata ogni tanto c’è il tempo per una partita a bri­scola. L’uomo da battere è uno che chiamano il Maestro, e andava a scuola con la mamma del presidente. Tom in genere fa coppia con Paolo Mazza, che fino a due mesi era il suo successore alla presidenza del Carpenedolo, la squadra che Ghirardi ha preso in seconda categoria e ha lasciato in C2, ma soltanto per fare un passo un po’ più lungo. Una domeni­ca era in Sardegna a vedere Torres-Carpene­dolo, e quella dopo debuttava da presidente di serie A in casa del Milan, e sulla mensola dell’ufficio c’è ancora la sua foto con Inzaghi sul campo di San Siro prima della partita. Pippo è un altro dei suoi amici cresciuti a bar, piazza, affettati e gazzosa. D’estate si sfidano a calcio-tennis e Inzaghi è capace di arrab­biarsi sul serio se Tom sbaglia uno stop. a l’amico più stretto che il presidente del Parma ha nel calcio è Cesare Prandelli, l’allenatore della Fiorentina. Un’amicizia sin­golare, se l’età contasse qualcosa in queste faccende. "Non è poi tanto strano, io per la­voro mi trovo spesso a contatto con gente un po’ più grande di me. E poi non è che con Ce­sare ci sia tutta questa differenza». In realtà gli anni di distanza sono diciotto, e poco di più i chilometri: da qui a Orzinuovi sono una quarantina, «al sottopassaggio prendi la dire­zione Ghedi e poi è tutta dritta". Sotto lo stra­to di nebbia semipermanente si susseguono villette e stabilimenti industriali, capannoni e prati all’inglese. Carpenedolo e Orzinuovi po­trebbero essere lo stesso paese, anche se il Ghiro distingue eccome, "loro sono quasi cre­monesi, tutta un’altra roba". Come dire che qua è meglio, però non lo dice. Tanto è sottin­teso. Il bar, l’oratorio, la piazza del mercato, il campo sportivo, la fabbrichetta, la partita di calcetto tutti i lunedì. E poi le cene, ci man­cherebbe. L’altra sera erano tutti (tranne Ce­sare) all’Orologio, che è famoso perché ser­ve il pollo ai ferri con lo champagne. Attorno al paese di Prandelli ci sono nove discoteche, e difatti il sabato gli abitanti passano da un­dicimila e rotti a quarantacinquemila. A Ghi­rardi basta fare quei quindici chilometri ver­so nord per essere sul lago di Garda, e hai già detto tutto. Ma la vita di paese è la stessa. La sveglia quando è ancora buio, la briscola do­po mangiato, gli amici sempre quelli da quan­do si era bambini. Un giorno, magari, questi amici si incrociano. E quella diventa la nostra storia. i chiamano Giallo, Pelo, Menec, Bianco, Cesto, Tara. Nei paesi è il nome che ti dan­no i tuoi amici quello che ti rimane attaccato per sempre. Ghirardi lo hanno sempre chia­mato Tom, "ma a Parma per tutti sono Ghi­ro" , e i suoi amici del cuore sono quelli che al Tardini siedono alla sua destra (Cesto) e alla sua sinistra (Ciro, che nonostante il nome è di Carpenedolo da generazioni). Prandelli è sta­to Claudio all’anagrafe fino ai quattordici an­ni, quando andò a farsi fare la carta d’identi­tà in Comune e scoprì che suo padre gli ave­va messo il nome che gli piaceva e non quel­lo che aveva preteso il nonno. Solo che non lo aveva detto a nessuno, e così per tutti Cesare era sempre stato soltanto Cesare. E’ rimasto Claudio nelle figurine Panini, di quando face­va il giocatore, e Cesare in casa. Per i suoi Samici invece è Spuma, perché i Prandelli fa­cevano le bibite, e lui le andava a consegna­re con l’Ape. Della gazzosa di famiglia gli è ri­masto il nome di paese. Un giorno gli amici di Spuma e quelli di Tom si sono incrociati, e lì è cominciata un’al­tra amicizia. Allora Prandelli allenava il Ve­nezia, e mai avrebbe pensato che nella vita si sarebbe trovato a giocare contro il suo nuovo amico nelle zone alte della classifica di serie A. Ghirardi in quel periodo lì aveva poco più di vent’anni, abbastanza per fare il responsa­bile della produzione in una delle aziende di famiglia e per divertirsi con il calcio. Quello giocato - da mezzala - lo aveva lasciato a quat­tordici anni, quando lo avevano mandato a raddrizzarsi in un collegio svizzero. Tornato a casa, aveva preso il posto in fabbrica e si era comprato la squadra rossonera del paese, convinto di portarla in fretta ai massimi li­velli. Comprava giocatori reduci dalla B e li faceva giocare nei dilettanti, per il gusto di vedere che il giorno dopo al bar di Mauro tut­ti leggevano del Carpenedolo. Ma la passione non si compra, e neanche si vende. Domeni­ca scorsa, approfittando della sosta del cam­pionato, non è andato né a Cortina né a Montecarlo: alle 14.30 era al campo sportivo a ve­dere il derby, Carpenedolo-Salò, «abbiamo preso un gol-beffa al novantaquattresimo» . randelli a Orzinuovi tornava tutti i lunedì, adesso meno. E’ che Firenze non è pro­prio a due passi, e poi di lunedì liberi ce ne so­no pochi: colpa della Champions, e alla PChampions si perdona tutto. In compenso Or­zinuovi non manca mai di andare da Cesare: fuori dal Franchi c’è sempre il pullmino del­l’oratorio Jolly, quello dove il piccolo Prandelli cominciò a giocare. Quando lo vide il parroco capì subito che non era uno come tut­ti gli altri. "Non ti lamentare se poi giocherà a pallone tutta la vita", disse a papà Gianni per dargli un avvertimento. Ma Gianni non cercava altro, anche se non ha fatto in tempo a vedere suo figlio in serie A. Nella casa di Cesare, la stessa dov’è nato e dove poi è andato a vivere con Manuela, Nicolò e Carolina, c’è ancora la sua mamma Alda, che tutti chia­mano Aldina. E di là dalla strada c’è ancora l’oratorio Jolly, perché nei paesi come questi è sempre lì che si comincia. Cesare vedeva il campo dalla finestra, una tentazione troppo forte: scavalcava la rete e andava a giocare e poi la sera, per non farsi sgridare, è capitato che rimanesse a dormire fuori. Dove? Su un albero, è lì che lo trovava l’Aldina. Da casa Ghirardi a casa Prandelli sono po­co più di quaranta chilometri, "sempre drit­to, non ti puoi sbagliare", e nei giorni in cui il calcio concede una tregua il presidente e l’al­lenatore si trovano a fare due chiacchiere. L’ultima volta è stato tre settimane fa, a cena da Gino a Calvisano. "Ma di calcio non par­liamo quasi mai". Quando succede, è perché c’è qualcosa di grosso in ballo. L’ultima vol­ta è stato in estate, quando il Parma voleva prendere Bojinov. Tom ha chiesto un consi­glio a Spuma, e i dubbi si sono dissolti. «Pren­dilo a occhi chiusi, è uno vero» . La prima vol­ta fu sotto Natale, tre anni fa. Il presidente del Carpenedolo stava trattando con Bondi per prendere il Parma, e passò da Orzinuovi per parlarne con il suo amico allenatore, che a Parma c’è stato due anni e ha lasciato un pez­zo di cuore. "Come sempre non fu banale. Mi disse di stare attento, che la popolarità mi sarebbe venuta addosso di colpo e che non è tutto bello come può sembrare. Mi disse che la mia vita sarebbe cambiata, e aveva ragio­ne. Poi però approvò la scelta di Parma: mi spiegò che era l’ambiente ideale, sereno ma senza grandi pressioni, eppure con un gran­de attaccamento alla squadra. Entri dalla porta principale, mi disse". Gli amici sono quelli che hanno avuto una storia diversa, e magari uno lavora in banca e un altro ha una bancarella al merca­to, e però se serve lo puoi anche mandare a vedere una partita chissadove perché ti han­no parlato bene di un attaccante giovane. D’estate, a bocce ferme, ci si ritrova tutti nel­la stessa vacanza, magari solo quattro o cin­que giorni, abbastanza per parlare in dialet­to anche a Ibiza o a Porto Cervo. Prandelli e Ghirardi quest’anno si sono concessi il lusso di una settimana in barca, "finalmente rilas­sati, perché lui aveva portato la Fiorentina in Champions e io avevo riportato il Parma in A" , e la sera a terra facevano la solita brisco­la, e in palio c’era la cena. Da una parte Tom con Francesca, la sua fidanzata (ovviamente di Carpenedolo), dall’altra Spuma-Prandelli in coppia con Giallo, che poi è suo cugino. Le cene le hanno vinte tutte i due Ghirardi. Sabato sera, al Franchi, si gioca per una po­sta un po’ più alta, ma non esiste pretattica. Tom fa il numero di Cesare poco prima di mezzogiorno, il cellulare squilla a vuoto. Pas­sa una mezzoretta e Cesare richiama. "Do­v’eri?". "Stavo facendo allenamento". "Ma smettila di allenarli, che sennò li stanchi troppo. E poi non vorrai che diventino troppo bravi". "Tanto vincete voi stavolta, lo so". "Ma figurati, la Fiorentina è di un’altra cate­goria, non c’è partita" . E giù a gufarsi uno con l’altro e a fare gli scongiuri. Ma prima di chiudere la telefonata, c’è un altro dettaglio da mettere a punto. "Prenoti tu per la cena dopo la partita? Noi siamo i soliti sette-otto" . Ci sarà Cesto, alla destra del presidente, e Ci­ro, alla sua sinistra. Poi ovviamente la Fran­cesca. Paga chi perde, come a briscola.

Fonte: Corriere dello Sport-Stadio


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