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Nov 26, 2009 ore 13:29:45
inserita da giulia borletto

Alle italiane non piace vincere facile. Come appare questa mattina sul sito Libero-news.it, su quattro match ball, è andato a segno solo quello della “cenerentola” Fiorentina. Milan, Juventus e, martedì, Inter, al contrario, hanno sprecato un’occasione d’oro per chiudere i conti e strappare il biglietto degli ottavi di Champions League con un turno d’anticipo. Situazioni e colpe diverse. E, soprattutto, rischi differenti.

A San Siro, c’è tutto il pazzo, non troppo affidabile Milan di Leonardo. Prendete Borriello: in dubbio fino all’ultimo, gioca palla sulla destra, si beve in scioltezza Heinze e infila Mandanda con un tunnel. Qualche giro di lancette, distrazione di Oddo, qualche indecisione in area e pareggio del Marsiglia. E così sarà ancora una volta decisivo lo Zurigo, tra due settimane in Svizzera. Contro quella squadra, il Diavolo ha toccato all’andata il punto più basso della sua parabola. Per restare in orbita, servirà una vittoria, senza doversi affidare alla sportività del Real Madrid di Kakà e ad un suo successo sui francesi, in trasferta. Il Milan è più forte dello Zurigo. Ma era più forte anche del Marsiglia, come hanno dimostrato occasioni da gol e fluidità della manovra. Quel che è mancato, e non dovrà mancare, è cinismo e praticità: è questa la sfida più grande per Leonardo.

La Juventus, a Torino nell’ultima giornata, potrà invece accontentarsi di un pareggio. Di fronte avrà il disastrato Bayern Monaco di Van Gaal, che ieri sera ha superato con uno striminzito 1-0 il Maccabi Haifa. Una formalità? Nossignore. O meglio, dipende tutto dai bianconeri e questo, forse, non è poi così rassicurante. Il Bordeaux, sulla carta, era avversario agevole: molle, rilassato (perché già certo della qualificazione) e privo del suo unico, vero talento, Gourcuff. E invece in Francia non si è vista la rabbia di chi poteva scrivere la parola fine alla storia. Non è un caso se l’unico sulla lunghezza d’onda giusta è stato Gigi Buffon. Diego e Amauri non pervenuti, il tanto invocato Del Piero non ha inciso. E il 2-0 finale è una bocciatura pesantissima dal punto di vista complessivo. Ma stranamente, come solo nel calcio, c’è sempre un esame di riparazione

In Europa contano anche gli sguardi e l’unica italiana con gli occhi di tigre è stata la Fiorentina. Senza Mutu e Jovetic, la storia della Fiorentina passata, presente e futura pesava sulle spalle e sui piedi di Marchionni, Vargas e Gilardino. E loro hanno tenuto botta e vinto: 1-0 al Lione (quello che l’anno scorso aveva buttato fuori i viola) e ottavi, nuova favola firmata Prandelli & Co. E poi ci sono gli occhi sbagliati, come quelli di Thiago Motta e Stankovic, Maicon e Balotelli. L’uno-due del Barcellona, il tic-toc dei campioni d’Europa, il controllo totale della partita ha chiarito una volta per tutta la differenza che passa tra chi la sua forza l’ha dimostrata a tutti e chi, invece, deve dimostrare prima di tutto a se stesso. Delle quattro italiane, è l’Inter di Mourinho quella che, pesata qualità di gioco e d’organico, ha deluso di più non in questo ultimo turno, ma in tutto il cammino europeo della stagione. Al Meazza contro il Rubin, ci sarà l’occasione di rimediare. Sarà l’ultima chiamata, non solo per i nerazzurri.



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