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Nov 27, 2009 ore 20:00:50
inserita da alessandro latini
In Europa, Fiorentina meglio di milanesi e Juventus: non è un caso. La Fiorentina è figlia di un progetto societario e tecnico, sa da anni ciò che deve fare e lo fa. Nel suo piccolo, è completa: ha giocatori da sei mezzo e sette, ma non ci sono posti vuoti; ha un maestro (Prandelli) che non chiede la luna, bensì passi in avanti; rispetta un copione che Prandelli, come un sarto di qualità, ha adattato ai calciatori e viceversa. La Fiorentina è figlia di un’idea calcistica. Non vincerà scudetto e Champions, ma esiste, ha una logica, non è campata in aria. Quella voleva essere e quella è. L’Inter vorrebbe essere un’altra e non ci riesce. Migliorata senza Ibra, che la imprigionava, ma il cambiamento è recente e Roma non si fa in un giorno. L’Inter è un insieme di grandi calciatori, il che basta e avanza per l’Italia, ma è ben poco in Europa. La Juve imita l’Inter: fisicità e fantasia affidata ai trequartisti, tra i quali non c’è spazio per Del Piero, che da sempre è secondo attaccante. Diego ha fatto male in Portogallo e benissimo in Germania: non è dunque un fuoriclasse accertato ufficialmente, ma un calciatore che per rendere ha bisogno dell’ambiente adatto. Se manca Trezeguet, se non c’è Iaquinta, se Amauri fa le bizze, la Juve è una squadra monca e prima o poi le prende. Tra le quattro portabandiera, solo il Milan ha una tradizione. Da sempre cerca gioco e spettacolo. Era così anche con Rocco, cui si fa torto ritenendolo catenacciaro: lo fu a Padova, al Milan no. Poi Castagner, Liedholm e Sacchi hanno aperto una scuola di successo. Leonardo si è iscritto, portando vecchie novità: quattro attaccanti e sei difensori, strano calcio che funziona a strappi. Lavori in corso, aspettiamo che finiscano. Italiane meglio dell’anno scorso e con buone possibilità di passare il primo turno, ma in Europa si vince con quel gioco, che il calcio all’italiana non prevede. Le francesi, per esempio, non hanno più fuoriclasse, però divertono e si divertono e ci battono. Le inglesi sono in fase calante, ma ancora avanti. Poi c’è il Barcellona, che resta un caso unico, l’esempio da imitare. Il Barcellona è più forte del Brasile, dell’Argentina e dell’Inghilterra. Rispetto alle nazionali studia e lavora di più e ha libri di scuola e filmati cui rifarsi. E’ così da quando in Catalogna si è materializzato Cruyff, calciatore prima e insegnante poi. Con Cruyff è nato il dolce stile del Barca. Che si può sintetizzare così: possesso palla, altissima tecnica individuale, spettacolo, giocatori fatti in casa, la famosa “cantera”. Guardiola, dopo il disastro compiuto da Van Gaal, che olandesizzò la squadra, ha ripercorso vecchi sentieri. Il Barca ha storia e tradizione, l’Inter no: la differenza è tutta qui e basta e avanza per proiettarci nel Medio Evo.

Fonte: Il Messaggero


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