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Nov 1, 2014 ore 12:54:52
inserita da redazione violaplanet
FONTE: LIBRO SEMPLICEMENTE... MONTELLA Enrico Mantovani: “Montella, gli infortuni e Maurizio Fagorzi…” Dal libro ‘Semplicemente… Montella’ di Michela Lanza (AB Edizioni) – Nella Genova sampdoriana Vincenzo ha lasciato tanti bei ricordi e anche un pezzetto di cuore. Tra i suoi tanti estimatori, oggi come ieri, c’è sicuramente il suo ex presidente, Enrico Mantovani. Tra i due persiste un rapporto di stima professionale. Ancora oggi, di tanto in tanto, si sentono a testimonianza di un legame che non morirà mai: «Vincenzo è arrivato alla Samp che aveva 22 anni. Mi ricordo che mi ritrovai davanti un ragazzino. Però fin dal primo momento capii di avere davanti un ragazzino si, ma un professionista serissimo. La prima peculiarità che mi sento di attribuire a Montella è proprio la sua serietà». I ricordi dell’ex presidente del Doria sono ancora vivi: «Vincenzo è arrivato quasi per caso, visto che noi, come società, eravamo inizialmente orientati su un altro obiettivo. Oggi, però, posso dirlo a gran voce: sono stato contentissimo di averlo preso, perché era un giovane attaccante che ci piaceva tantissimo, ma sul quale avevamo delle remore iniziali, in quanto aveva precedentemente vestito la maglia del Genoa». Sulle sue qualità: «Montella è stato prima di tutto un calciatore eccezionale, uno dei migliori della storia della Samp, poi un ottimo ritorno dal punto di vista economico. Se a questo si aggiunge il fatto che è stato un ragazzo col quale si è sempre riusciti a comunicare bene, che si è sempre comportato bene e al quale non riesco a trovare difetti… (pur avendoceli, perché ognuno di noi ne ha) penso che il quadro sia completo. Sono molto affezionato a Montella. Perché il suo esempio di professionismo è scolpito nella mia mente. Per questo, non mi stupisce per niente vederlo oggi nelle vesti di allenatore della Fiorentina, cosi stimato per i risultati che sta ottenendo». E ancora le parole di Mantovani: «Ho pensato spesso a cosa mi avesse stupito in particolare di Montella. E sono arrivato ad una conclusione quando,tornando indietro con la memoria, mi sono rammentato l’impegno che metteva nel recuperare da un infortunio. Ricordo che quando andavo al campo di allenamento lo vedevo lavorare tanto e più degli altri». Poi un retroscena: «Quando Vincenzo ha iniziato a giocare a calcio ha dovuto fare i conti con qualche infortunio. E come se non bastasse soffriva spesso di una fastidiosa pubalgia. Questa cosa, risaputa nell’ambiente, preoccupava e influiva sulla valutazione del giocatore. Così, per questo motivo e per essere certo che anche il ginocchio che aveva subìto un infortunio fosse a posto, prima di definire il suo acquisto, gli chiesi di sottoporsi ad una visita specialistica in Francia. Lo mandai all’esterno per non dare nell’occhio. Mi chiamò l’ortopedico francese e mi confermò: “Il ginocchio di Montella sta benissimo”. A quel punto gli chiesi delucidazioni sull’altro problema, quello legato alla pubalgia. E mi sentii rispondere: “E’ normalissimo…”. In pratica mi disse che Vincenzo era carente di non so quale fascia muscolare e mi spiegò che la soluzione a questo problema sarebbe stata una sola: il lavoro. Con due-tre sezioni di trazione specifica avrebbe potuto migliorare il disagio. Così si mise a lavoro con Maurizio Fagorzi, svolgendo una preparazione speciale per migliorare i muscoli addominali. E dopo un po’ di tempo le cose migliorarono nettamente». Sulla sua tenacia: «Gli infortuni sono stati il vero cruccio della carriera di Montella. Nell’ultimo sfortunatissimo anno del triennio con la maglia della Sampdoria, purtroppo, subì un infortunio alla caviglia che lo portò a saltare gran parte della stagione. Quando rientrò, per tre-quattro partite non si mostrò all’altezza delle sue solite prestazioni, poi però iniziò a segnare gol a raffica (12 in 22 partite), portandoci fino ad un passo dalla salvezza (che purtroppo non arrivò per soli 2 punti…). Mi ricordo di come lui spingesse per giocare quando una parte dello staff medico riteneva non fosse ancora pronto. Un giorno addirittura si arrabbiò, andò in campo, giocò e segnò 3 gol. (Era il 21 marzo del 1999, la partita era Sampdoria-Inter e Vincenzo fu autore di una splendida tripletta. La gara fini 4-0, con rete finale di Ortega). Lui fece l’impossibile per salvare la squadra. Ma non bastò». Sul Montella allenatore: «Un parere su di lui come allenatore? Semplice, sintetico, conciso: sarebbe il mio sogno».


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